Biografia

Un artista tra due mondi
Riky Ragusa nasce ad Agrigento nel 1974.
Diplomato al conservatorio di Stato “A. Toscanini” in chitarra jazz, la sua storia con la musica inizia prestissimo. Chitarrista dall’età di cinque anni, Riky dimostra fin da bambino un talento precoce e una dedizione fuori dal comune, che lo porteranno a essere considerato uno dei più abili chitarristi del nostro tempo.
A sedici anni, la sua fame di conoscenza lo porta a intraprendere un percorso di studi con il maestro Tom Sinatra; con lui approfondisce il linguaggio del jazz, gettando le basi per una solida tecnica armonica e improvvisativa.
In seguito, prosegue la sua formazione studiando con Albert Di Marzio, laureato al rinomato GIT (Guitar Institute of Technology) di Los Angeles, per perfezionare le tecniche di esecuzione sulla chitarra elettrica. Il desiderio di crescita lo spinge poi in Piemonte, dove frequenta corsi di perfezionamento con vere e proprie leggende della chitarra come Maurizio Colonna e Frank Gambale, affinando ulteriormente il suo stile e la sua versatilità.
Nel 1998, con la collaborazione della Provincia di Agrigento e il comune di Raffadali, produce sotto la propria direzione artistica una tiratura di duemila copie di canti a cappella denominati “Lamentu”, un lavoro che già dimostra la sua attenzione alle tradizioni vocali siciliane.
La sua carriera è un crogiolo di esperienze, una continua esplorazione attraverso generi e formazioni. Negli anni Novanta e Duemila, Riky attraversa numerose band, ognuna delle quali lascia un segno nel suo percorso. Parallelamente, dal 2000 porta avanti con costanza il suo progetto solista One Man Band, che gli permette di esprimere la sua vena più intima e sperimentale.
Un capitolo fondamentale della sua ricerca si apre con il gruppo Taglia 46, attivo dal 2006 al 2015 nel suo periodo torinese. Con loro esplora un’alchimia musicale unica, un misto di rock, soul, funky, flamenco e musica indiana. La loro musica viene descritta come un’originale fusione tra flamenco, rock e sonorità indiane. In questa formazione, Riky non si limita alla chitarra, ma introduce il sitar indiano e il “dalai”, un basso da lui stesso costruito che durante i concerti veniva suonato dal pubblico, in un gesto di partecipazione e condivisione che anticipa la sua visione olistica della musica.
In seguito, dal 2016 al 2022, ha fatto parte dei Brisca.
Se c’è un elemento che rende Riky Ragusa unico nel panorama musicale, è la sua attività di artefice di strumenti. La sua ricerca sonora procede dall’intreccio tra una solida scrittura d’autore e una sperimentazione timbrica che lo ha portato a creare strumenti unici, costruiti a mano con legni di recupero.
L’esempio più alto di questa filosofia è il Pistar, uno strumento a corde realizzato nel 2017 a partire da un ramo di potatura di un albero di pistacchio. Riky prende uno scarto, qualcosa che la natura e l’uomo avevano destinato all’oblìo, e gli restituisce un’anima e una voce. Il Pistar costituisce un manifesto: un oggetto sonoro che rappresenta pienamente l’identità siciliana, sinonimo di cultura e radici, sempre presente nella sua musica. Un connubio unico tra risonanza, legno ed energia che muove l’universo.
Come lui stesso spiega: “L’idea è dare una possibilità a ciò che consideriamo ‘ultimo’, qualcosa che pensiamo non possa darci nulla, destinato all’oblìo. E invece dagli ‘ultimi’ possiamo ottenere tanto: anche ciò che riteniamo inutile o inutilizzabile spesso è solo frutto di un destino ingiusto che, sbrigativamente, ne decreta la fine. E invece, proprio dai materiali di scarto, nasce qualcosa di nuovo, di mai visto e mai sentito”.
A questo si aggiunge il Sitar indiano, di cui è considerato uno dei più virtuosi interpreti in Italia. Il suo approccio non è mai puramente imitativo, ma volto a creare un ponte sonoro tra la tradizione classica indiana e le sonorità mediterranee e occidentali. Al sitar, Riky alterna spesso il Pistar, in un dialogo continuo tra Oriente e Sicilia La sua ricerca si estende anche alla sfera della fisica e della spiritualità del suono. Riky Ragusa utilizza spesso un’accordatura a 432 Hz, in alternativa ai canonici 440 Hz, una scelta motivata dal fatto che questa frequenza, in risonanza con gli 8 Hz (la frequenza vibrazionale dell’universo), è da lui considerata alla base di un ascolto più profondo e di un risveglio quantico. I suoi concerti diventano così esperienze immersive, in cui il pubblico è invitato ad ascoltare in una condizione di rilassamento totale, per lasciarsi trasportare dai suoni dell’anima.
La sua vena compositiva si è espressa anche nel mondo del cinema e del teatro: nel 2005 collabora nella realizzazione di musiche per diversi cortometraggi realizzati dal regista Nicola Palmeri, premiati al festival di Condove e di Susa (Torino); nel 2006 cura le colonne sonore del cortometraggio “No Tav – No Ponte” e partecipa al tour teatrale legato al progetto, con diversi spettacoli e repliche a Torino; nel 2007 cura i suoni e i brani del Video Art “Forme d’Acqua” del comune di Oulx.
Le sue musiche per film sono state prodotte a Roma, Torino, Milano e New York, in alcuni casi accompagnato da formazioni orchestrali o da solisti internazionali.
Il suo talento ha ricevuto apprezzamenti da personalità illustri come il celebre scrittore e regista Andrea Camilleri, che ebbe modo di ascoltarlo durante una delle sue date romane.
Oltre all’attività concertistica, Riky si distingue per gesti di grande generosità e impegno verso la comunità. Nel luglio 2021, in qualità di presidente dell’Associazione Musicale Doppia Erre Musica e Produzioni, ha donato alla chiesa di San Giacinto Giordano Ansalone di Raffadali un organo per le celebrazioni eucaristiche. Lo strumento musicale, restaurato dallo stesso artista, è stato messo a disposizione dei musicisti e dei ragazzi del gruppo Rinnovamento nello Spirito, oltre che per lo studio della musica sacra.
Riky Ragusa ha calcato palchi prestigiosi e suggestivi. Memorabile il suo concerto per sitar indiano al Teatro Andromeda di Santo Stefano Quisquina, la straordinaria opera dello scultore Lorenzo Reina i cui posti a sedere riproducono la costellazione di Andromeda. Un evento unico, per soli 99 fortunati, descritto come un momento di magia e spiritualità tra il suono del sitar e della chitarra. Altre location incantevoli lo hanno visto protagonista, come la Scala dei Turchi e l’Area Don Michè a Raffadali.
Nel 2022, è stato ospite alla Sagra dell’Agnello Pasquale di Favara, portando in scena le sue composizioni con sitar indiano e Pistar in una suggestiva cornice come la Sala del Collare del Castello Chiaramonte. Nel 2023, si è esibito a Realmonte con il progetto “Suoni della terra”, e nell’agosto dello stesso anno al Giardino della Kolymbethra per la rassegna “Sere Fai d’estate”, nella notte di San Lorenzo.
La produzione discografica di Riky Ragusa è ampia e spazia dal solismo chitarristico alla canzone d’autore, fino alla sperimentazione più pura.
In formazioni raccolte, collaborazioni e sperimentazione, la sua poetica si fa ponte tra tradizione e innovazione. Polistrumentista, cantautore, compositore, artigiano, ricercatore: Riky Ragusa è oggi uno degli artisti più rappresentativi ed eclettici del panorama musicale italiano, un instancabile esploratore di suoni e di significati, capace di trasformare un ramo di pistacchio in uno strumento musicale e una vita di esperienze in musica.




